Sesso con la ragazza del bar

Un Mio AMICO va a LETTO con MIA SORELLA!!! *Prank Epico*

Leffetto di zenzero sulla potenza maschile

Insomma tutto è relativo, molti sono giovani di fuori e vecchi dentro e viceversa. Ma lui, i suoi anni, almeno esteticamente, li dimostrava tutti per intero, anzi qualcuno in più. I suoi capelli erano bianchi, spettinati ed arruffati in qualunque istante della giornata come se si fosse alzato dal letto proprio in quel momento.

Ma anzi lo rendevano ancora più affascinante perché vispi, indagatori, attenti e profondi, di colore castano che volgeva timidamente al verde, dentro i quali, in età ormai lontana, una ragazza innamorata avrebbe potuto meravigliosamente specchiarsi, sesso con la ragazza del bar ad esserne completamente rapita, soggiogata, stregata. Un modo di guardare vigile e intenso, contraddittorio a volte, fedele specchio, del resto, della sua persona sesso con la ragazza del bar certezze, sempre in bilico con se stesso, senza una strada ben precisa sulla quale muovere i propri passi o una meta già stabilita da raggiungere.

Era la sua, la filosofia di vita di chi vive alla giornata, di chi non cancella in un sol colpo il suo passato ma non guarda nemmeno per un momento al suo futuro. Quella luce che, sia pure offuscata dagli anni, gli brillava ancora in viso, non era invece riscontrabile nel suo fisico che appariva invecchiato, appesantito con qualche chilo di troppo, specie nella pancia che si notava in tutta la sua rotondità.

Era privo di ogni gusto estetico, sesso con la ragazza del bar volte indossava sempre le stesse cose. Quel nome gli era stato affibbiato da qualcuno tanti anni fa e, come spesso accade in simili circostanze, si era propagato subito di sesso con la ragazza del bar in bocca, sino a sostituire quello vero a tal punto che da allora, per tutti lui si chiama Mosè e quasi nessuno, adesso, conosce più il suo vero nome. Un orsacchiotto di peluche piccolino con uno sguardo timido ed impaurito, seduto, appoggiato sul muro della sua cameretta.

Un paio di posters attaccati al muro raffiguranti i volti di idoli musicali, belli come divi da fotoromanzi. Qualche strano disegno che mostrava tombe, cimiteri, sangue, atmosfere surreali ed indecifrabili, almeno a prima vista. E poi, sulla scrivania, un computer portatile nuovo con la relativa tastiera, dei libri, sesso con la ragazza del bar, parecchie foto in cornici col suo viso in diverse e svariate espressioni. Un astuccio aperto con dentro un sacco di penne e matite sparse qua e là, alcune delle quali per terra.

Continuando a girare con lo sguardo per quella cameretta di inequivocabile fisionomia giovanile, vi si poteva scorgere sesso con la ragazza del bar lettino per una sola persona con delle lenzuola bianche lo stesso colore del cuscino ed una coperta più scura, molto leggera, abbassata sino a metà letto. Quella stanza, al primo sguardo, era il ritratto del disordine che regnava ovunque e in qualsiasi cosa. Prepotente, catturava quello sguardo indagatore che poco prima frugava fra le cose della sesso con la ragazza del bar stanzetta.

Lei ora rappresentava il centro, il motore, la parte principale di quella stanza come se tutto vi ruotasse intorno. Quando una ragazza o una donna in genere, si alza dal letto, senza trucco e tutta in disordine, mostra realmente il suo fascino o la sua bruttezza, senza inganni, senza maschere. Lei, la quindicenne, era bella e provocante anche in quel modo.

Lunghi capelli neri lisci e lucenti le coprivano le spalle, delicatamente e con armonia come sesso con la ragazza del bar giovane puledra con la sua criniera al vento che leggiadra, galoppa libera tra i campi, talmente viva e ammaliatrice da lasciarsi correre dietro mille stalloni. Apparivano spettinati sesso con la ragazza del bar capelli ma soltanto in fronte e sulla parte alta della testa, era un leggero disordine che anziché richiamare alla negligenza e alla noncuranza come tutta la sua stanza, riconduceva meravigliosamente ad una bellezza giovanile e precoce, ad una sensualità gitana, vibrante, animalesca e selvatica, ritratto di una creatura figlia della concupiscenza ma ricca di celestiali virtù, come angelo del diavolo.

Vista da dietro mentre continuava a specchiarsi, pareva una giovanissima tigre che ruggisce ma anche una tenera gattina che fa le fusa. Tutte sensazioni contrastanti che, agli occhi di chiunque la spiasse, penetravano come una lama appuntita nella carne lasciando un brivido sulla pelle, come il ghiaccio sulle foglie che, sciogliendosi, lascia gli alberi a tremare.

Le chiacchiere della gente, sempre pronte a ficcare il naso e a giudicare i fatti degli sesso con la ragazza del bar, nascondendo quelli propri, dicevano che fosse di origine nobile, qualcuno sosteneva anche che fosse stato addirittura un conte e che avesse vissuto in un castello pieno di ricchezze ereditate da lontani avi benestanti. Dicevano anche che poi, per sua libera scelta, avesse rinunciato a tutto decidendo di vivere in assoluta libertà e povertà, campando di espedienti ed elemosine, aiutandosi con qualche lavoretto saltuario.

Le male lingue dicevano ancora che non fosse stato mai sposato, ma sulla sua vita sentimentale, vigeva il più assoluto e totale mistero. Chissà quante donne ha corteggiato e quante hanno ricambiato questo interessamento!

Trovava assolutamente normale parlare con sé e rispondersi da solo. Il terzo ed ultimo confidente dopo se stesso e la natura, era rappresentato dal suo quaderno che utilizzava quasi come una sorta di diario nel quale aprirsi come in confessione. Mosè scriveva spesso su quei fogli di carta, scriveva tanto, specie quando ne aveva voglia o ne sentiva il bisogno. A volte scriveva anche testi di canzoni napoletane classiche: Reginella, Marinariello, Torna a Surriento e tante altre ancora, un genere che lui adorava e che suonava spesso con la chitarra o ascoltava alla radio.

Non conosceva bene le note musicali ma nonostante questo era capace di suonare molto bene ad orecchio e, spesso, anche ad improvvisare canzoni inedite da lui stesso create. Era bravissimo anche a scrivere commedie teatrali usando un linguaggio squisitissimo, ironico e pungente nello stesso frangente. E chissà quanti altri talenti nascosti, quante anime artistiche sconosciute che ci sono in circolazione, restano in ombra.

Un autentico spreco di talenti, di arte, di emozioni che non possono comunicare e che rimangono inespressi, morendo, ripiegandosi su se stessi.

È una miniera di ricchezza che si perde! Era bravo e portato anche a recitare. Aveva quella tipica mimica, quelle mosse, studiate e involontarie, che sanno fare i sesso con la ragazza del bar attori senza distinzione fra teatro e vita, proprio come lui. Vi è una foto che lo ritrae con un cappello in testa in una tipica espressione teatrale. Ora la ragazza afferra un pettine e prova a schiacciare verso il basso, aiutandosi con la mano, quei suoi capelli alzati in aria come cresta di gallo, dopo una notte di sesso con la ragazza del bar.

Ma non ve ne era proprio bisogno. A quindici anni si è belli sempre e comunque, specie se si è come lei. Ed io mi chiedo, a tal proposito, il motivo per il quale molti giovani siano tristi e insoddisfatti.

Ma esiste al mondo forse, una droga o un paradiso più bello? Ma esiste una grazia o una gioia più pronta ed immediata del bacio di una quindicenne? La ragazzina intanto sembrava essersi svegliata completamente, si tirava i capelli in su con le mani, faceva smorfie allo specchio come in un film muto, si abbracciava da sé, si piaceva.

Poi si alza di scatto dalla sedia e girando improvvisamente le spalle allo specchio come per dispetto, si guarda il suo sedere che, anche se coperto dal pantalone del pigiama color azzurro con palline bianche, le si mostrava perfettamente sodo e armonioso sesso con la ragazza del bar la giovane età. Anche quella parte del suo corpo, come ogni altra del resto, era perfetta e senza alcun difetto, pareva più forte di una calamita capace di attirare su di essa mille mani.

Il suo nome di battesimo era Sofia ma a lei non è mai piaciuto scritto in quel modo, le sembrava la capitale della Bulgaria. Avrebbe voluto chiamarsi Sophia semmai con la ph al posto della f.

Ma, visto che non le era stato possibile, decise di farsi chiamare col diminutivo di Fia. Abitava ad Enna, una piccola e tranquilla, si fa per dire, cittadina siciliana, quasi un paese per il numero di abitanti, Oggi, in quella città, ci si conosce quasi tutti come fosse un paese e le chiacchiere della gente sono diventate pane quotidiano. Non avendo molto da fare, si mormora, si spettegola spesso in buona sesso con la ragazza del bar o a fin di bene, ci si interessa dei fatti altrui molto più che dei propri.

Del resto, la città offre ben poco per potersi distrarre senza pensare alle cose del vicino. Niente locali di intrattenimento, niente discoteche per chiunque ami ballare, niente associazioni o aggregazioni culturali, neanche lo sport sesso con la ragazza del bar specialmente il calcio, riesce a sopravvivere in quella città.

A tutto questo, va aggiunta una disoccupazione elevatissima che non riguarda solo Enna ma tutta la Sicilia e gran parte del meridione. In città ma anche nei paesini limitrofi, lo conoscevano quasi tutti.

Lo salutavano in tanti ogni qual volta lo si incontrava per strada e lui si fermava volentieri a parlare con ognuno di loro. Aveva molti amici di qualunque età o estrazione sociale. Era amico dei bambini, dei ragazzi, di uomini e donne, di anziani, di tutti insomma. Certamente quasi nessuno condivideva ed approvava quel suo stile di vita quasi da randagio e da barbone, tipico di chi affida alla strada la propria dimora senza un porto sicuro, senza famiglia.

Nessuno poteva giustificare quel suo modo di vestire completamente trasandato che lo rendeva simile ad un poveraccio, a metà tra un mendicante e uno zingaro. Era sereno, si sentiva libero come un gatto che non ha padroni, al di fuori di una società che mostra una faccia perbenista davanti e poi, di nascosto, rivela una doppia vita piena di fango e perversione, prostituta, figlia del denaro, della competizione commerciale ed economica, dei facili guadagni.

Mosè aveva uno spirito libero, due occhi rimasti da bambino che osservavano il mondo come fosse un nuovo giocattolo da esplorare. I compromessi di una società che plagia tutti piegandoli al proprio volere, no, non facevano per lui.

Aveva una mente troppo elevata ed un cuore troppo nobile per rinchiudersi in una gabbia fatta di regole comportamentali, dogmi assurdi e pseudoculture. Niente massificazioni, niente opportunismo, niente convenienze. Era stata adottata Fia da quando aveva solo pochi mesi. I suoi veri genitori non li aveva mai conosciuti né voleva conoscerli.

Non aveva proprio la sesso con la ragazza del bar di saperlo; non li odiava, Fia non sapeva odiare, nei loro confronti era solo indifferente.

Li aveva sostituiti con i genitori adottivi che, a modo suo, voleva bene ed amava più di ogni altra cosa al mondo, considerandoli come genitori naturali. Voleva bene alla figlia tanto da non averle mai fatto mancare nulla, assecondando quando poteva sesso con la ragazza del bar, tutte le sue richieste. Non era tuttavia una generosità insita nella sua stessa natura.

Il suo modo di essere e di comportarsi infatti, anche nei confronti della moglie, si mostrava poco incline ad indulgere in atteggiamenti sentimentali o espansivi. La madre era la sua consigliera, le nascondeva poco o nulla, le rivelava tutto e subito.

Avevano due caratteri simili, come fossero davvero madre e figlia. Le uniche ma sostanziali differenze consistevano solo in una certa modernità di vedute che aveva la figlia rispetto alla madre. Ma tutto questo rientrava nella norma, faceva parte del solito e scontato conflitto generazionale tra genitori e figli. Comunque se Fia aveva un problema, era sempre la mamma a saperlo per prima. Ritenne più utile dedicarsi alla casa, al marito e alla figlia.

La vita, in quel paese alla periferia di Enna, Leonforte, non era per niente cara, e con quel guadagno si poteva andare avanti dignitosamente. Solo ogni tanto, saltuariamente, effettuava delle sesso con la ragazza del bar private in casa a qualche bambino di scuole elementari.

Ma lo faceva più per la passione di insegnare e di rendersi utile ai bambini che per una vera e propria necessità economica. Era nel suo complesso, una famiglia tranquilla come tante altre. Forse un palazzo baronale, sesso con la ragazza del bar antico ma nulla di più. Se qualcuno per ipotesi, da Milano, Roma o da qualsiasi altra città di una certa grandezza, venisse a stare a Leonforte, tenterebbe subito di scappare, non si adatterebbe mai alla noia, lo considererebbe un buco fuori dal mondo.

Non si è mai contenti nella vita, si cerca sempre di più e poi ci si ritrova più infelici di prima a rimpiangere quel poco che si aveva e che forse aveva più valore. Spesso i giovani, nei fine settimana, si organizzavano in gruppetti per andare a Catania o a Palermo che offrivano sesso con la ragazza del bar più divertimenti e che parevano autentiche metropoli in confronto a quei luoghi.

Gli anziani invece erano felici di abitarci, beati loro! Avevano in quella terra le radici, vivevano delle sesso con la ragazza del bar abitudini, con la loro mentalità, sempre uguale, monotona ed era un delitto soltanto il pensare di poterla cambiare.

Certe realtà in un mondo che oggi si evolve ad una velocità incredibile, vanno viste, sperimentate sul luogo, risulta difficile poterle descrivere o spiegare. Per loro rimasti contadini come tantissimi anni fa, contava solo la terra e il loro mondo, come se il tempo si fosse fermato ora e per sempre. Io, scrittore messinese, fortemente attaccato alla mia città, alla mia gente, alla mia terra con le sue bellezze e tradizioni, alla mia Sicilia, considero quei posti che sto narrando nel libro, come casa mia e li voglio bene, ma non posso non essere obiettivo nel mio racconto.

Ho sempre considerato lo scrivere come una confessione oltre che una passione. Quelle realtà, in quei luoghi e in tanti altri della Sicilia e non solo, esistono ancora ed è giusto metterle in luce. Ma non voglio giudicarle, non è nel mio stile, nella mia filosofia di vita.

Bisogna sempre e comunque rispettare il loro modo di vivere e la loro mentalità.